Quante volte vi sarà capitato sentire o leggere che fare attività fisica aiuta a mantenersi giovani? Non mi riferisco al dover correre fino a stramazzare al suolo, come se ci si dovesse preparare per una maratona. L’attività fisica eccessiva, come la sua totale assenza, sono dannose. Nel primo caso si rischia di usurare anzitempo le strutture corporee deputate al movimento (articolazioni, muscoli, tendini, ossa), mentre nel secondo la mancanza di allenamento provoca un indebolimento che può portare a lesioni di vario genere.
Per attività fisica adeguata si intende un’attività che consenta al corpo di mantenere attive le strutture muscolo-scheletriche. I benefici dell’attività interessano poi anche altri apparati, come il cardiorespiratorio.
Non è necessario rinchiudersi in una palestra, basta anche solo fare delle camminate, senza eccedere, perché il troppo stroppia, sempre.
Molte volte mi è capitato di avere a che fare con pazienti che prima di ritrovarsi tra le mie mani non avevano mai fatto attività fisica. Alla mia domanda se facevano qualcosa per mantenere il corpo attivo, mi si è risposto nei modi più disparati: non ho tempo, devo lavorare, devo pulire casa, devo cucinare, devo fare la spesa, devo tenere i miei nipoti… i più sinceri hanno ammesso la loro pigrizia. Perché di questo, alla fine si tratta.
Si rimanda nel tempo quello che non si vuole fare, perché tanto non è importante, perché non è utile, perché tanto a me non succederà mai niente. Salvo poi ritrovarsi in condizione di dover ricorrere alle cure di un fisioterapista, perché il corpo ha in qualche modo ceduto

1. Benefici dell’attività fisica.

Più si va avanti con l’età, più è importante mantenere il corpo attivo. I motivi sono molteplici:

• Fare movimento fa bruciare calorie e mantiene attivo il metabolismo; di conseguenza è più difficile mettere su peso. L’aumento ponderale è un problema serio, perché il grasso si accumula non solo in zone strategiche del corpo, ma anche all’interno dei vasi sanguigni, con conseguenze serie (ostruzione di arterie, possibilità di distacco di trombi, aumento del rischio di infarto e di ictus ischemico, solo per citarne alcune). A livello muscolo-scheletrico l’aumento di peso comporta una sollecitazione maggiore delle articolazioni, in particolare di quella dell’anca e del ginocchio, con aumento del rischio di degenerazione articolare. In parole povere: ARTROSI, che se molto grave può impedire alla persona di camminare.
• Il movimento mantiene attiva la sollecitazione ossea, che stimola la produzione e l’accumulo di calcio; questo contribuisce a mantenere le ossa forti, riducendo il rischio di osteopenia e osteoporosi, e di conseguenza riducendo il rischio di incorrere in fratture di vertebre, femore e polsi per traumi banali. Questo è molto importante soprattutto per le donne, in cui dopo la menopausa il rischio di osteopenia e osteoporosi è maggiore rispetto ai soggetti di sesso maschile della stessa età.
• Fare attività fisica contribuisce al mantenimento del tono-trofismo muscolare: un’adeguata massa e forza muscolare garantiscono il sostegno di cui il nostro corpo ha bisogno. Avere una buona muscolatura riduce il rischio di infortuni e consente di avere maggiore resistenza nell’esecuzione dei compiti della vita quotidiana.

Più quindi si fa una vita sedentaria, maggiore è il rischio di sviluppare delle patologie o di incorrere in traumi, come per esempio banali cadute. Molte volte ho sentito pazienti dire che erano caduti perché avevano sentito cedere le gambe; altre volte si erano fatti male perché il loro equilibrio era precario, o perché avevano fatto sforzi o movimenti banali, che però il loro corpo non era più in grado di sostenere.
Allora perché, mi chiedo io, bisogna per forza arrivare a farsi male per dover poi mettere in atto quelle strategie che ci consentono di essere sani più a lungo?

2. Fisioterapista e attività fisica.

Il fisioterapista ha il compito di fare prevenzione, oltre che di trattare i pazienti che si rivolgono alle sue cure. Una buone prevenzione riduce i rischi di incorrere in traumi o di contrarre determinate patologie. Basta davvero poco.
E quando si comincia a fare un’adeguata attività fisica, una volta sentiti i benefici, ci si rende conto della sua importanza; allora il tempo lo si trova. Non tutti sono così bravi da mantenersi costanti, la pigrizia è sempre dietro l’angolo. Ci sono persone che hanno bisogno di essere stimolate, motivate, seguite passo passo. Soprattutto se sono persone che non hanno mai fatto attività e che sono giunte in studio per questioni patologiche o traumatiche. In questi casi l’assegnare degli esercizi a casa o dire di fare camminate non è molto efficace. Non lo dico io, lo dicono i pazienti stessi. Tante volte mi è stato detto che si sentiva il beneficio a fare gli esercizi, ma che certamente una volta finito il percorso si sarebbe smesso di farli, perché non si ricordavano (io li metto sempre nero su bianco!), perché non si era certi di farli nel modo giusto, perché non ci si sentiva motivati.
In questi casi il lavoro del fisioterapista non termina con la conclusione del programma riabilitativo. Il paziente chiede di poter fare un mantenimento, di essere seguito anche se il problema è stato risolto, o si è arrivati ad una remissione della fase acuta, ma di base il problema è cronico. Quindi oltre che mantenimento dello stato raggiunto ci si chiede di fare prevenzione.
Ai pazienti che non se la sentono di fare attività per proprio conto, ma vogliono proseguire un percorso di mantenimento e preventivo con me, propongo due alternative:

1. Attività fisica in acqua: adatta soprattutto per quei pazienti che non possono effettuare sforzi eccessivi o sotto carico completo; per esempio, chi soffre di osteoporosi e ha subìto dei crolli vertebrali, o ha un elevato rischio di incorrere in fratture, non può sottoporsi ad attività con carico completo, né può fare determinati movimenti; chi soffre di patologie debilitanti (sclerosi multipla, distrofie, pazienti oncologici, per citare alcune situazioni) ha bisogno di fare un’attività moderata. Il lavoro in acqua è utile per tutti questi pazienti, perché consente di muoversi senza un carico eccessivo. Ci sono situazioni in cui si comincia con l’attività in acqua e i risultati sono tali che il paziente può decidere se proseguire con questo tipo di percorso o continuare con attività a terra.
2. Attività fisica a terra: si può lavorare in diversi modi, a seconda delle esigenze del paziente: ginnastica dolce, per chi non può fare sforzi eccessivi e ha necessità di rinforzare a tonificare la muscolatura; ginnastica posturale, di diverso grado di intensità, per chi ha uno stato fisico migliore e vuole migliorare il tono-trofismo e la forza muscolare, l’equilibrio e la propriocezione. Le attività sono studiate in base ai progressi fatti dal paziente.

Detto questo, tengo a precisare alcune cose:

• In acqua non si fa la classica acqua gym: io lavoro con piccoli gruppi di pazienti, massimo 6, ai quali propongo esercizi specifici; io sto in acqua con i pazienti, li aiuto, li correggo e li supervisiono per tutta la durata dell’esecuzione degli esercizi. Non importa la quantità di movimento, ma la qualità. Importa il vissuto del paziente; importano le sue problematiche, le sue esigenze.
• Anche il lavoro a terra è fatto per piccoli gruppi, massimo 6 persone; il paziente deve lavorare in maniera adeguata, deve essere seguito costantemente; nella proposta di esercizi si deve tenere conto del suo stato di salute.

I miei obiettivi sono il benessere del paziente, la riduzione del rischio di recidiva, il mantenimento dello stato di salute raggiunto, la prevenzione.