1. Introduzione all’idrokinesiterapia.

Quando si sente il termine idrokinesiterapia i più non hanno idea di quali siano le caratteristiche di questa pratica riabilitativa. Molti pensano che si tratti di semplice ginnastica in acqua fatta con un istruttore.
L’idrokinesiterapia è ben altro. Grazie alle proprietà fisiche dell’acqua il fisioterapista lavora con il paziente, sia passivamente che attivamente, per raggiungere degli obiettivi. In determinate situazioni il ricorso all’idrokinesiterapia è il primo passo del percorso riabilitativo, in quanto consente di eseguire dei movimenti che fuori dall’acqua non sarebbero possibili, con il risultato di raggiungere gli obiettivi in maniera precoce rispetto al solo percorso riabilitativo a terra.
Fondamentale è la presenza in acqua del fisioterapista, che ha il compito di agire sul paziente qualora sia necessario effettuare delle mobilizzazioni passive, di aiutarlo nell’esecuzione degli esercizi attivi e assistiti, di correggerlo laddove effettui degli errori, di assisterlo e sostenerlo psicologicamente qualora abbia paura dell’acqua (cosa che succede più spesso di quanto si immagini), di monitorarne i progressi per portare avanti il programma riabilitativo.

                            

2. Idrokinesiterapia metodo A.S.P.

L’approccio idrokinesiterapico da me effettuato è il metodo A.S.P. (Approccio Sequenziale e Propedeutico), messo a punto da due fisioterapisti italiani, Fulvio Cavuoto e Marco Antonio Mangiarotti. Il metodo consiste in un percorso durante il quale il paziente prende contatto con l’ambiente acqua, che è completamente diverso dall’ambiente terra, e attraverso sequenze di esercizi man mano più complesse e graduali raggiunge determinati obiettivi, che variano da persona a persona. Il programma è personalizzato, perché ogni persona ha esigenze ed obiettivi diversi.
La piscina in cui si effettuano i trattamenti idrokinesiterapici deve rispettare degli standard di temperatura (compresa tra i 29 ed i 32°C) e di profondità (tra i 120 ed i 130 cm), che consentono un lavoro muscolare adeguato e garantiscono un certo comfort per il paziente. Una temperatura troppo bassa, infatti, causa rigidità muscolare, mentre una temperatura troppo elevata rilassa eccessivamente e può causare anche una diminuzione della pressione arteriosa eccessiva. Se l’acqua è troppo bassa il carico al quale si sottopone il paziente può essere eccessivo, se è troppo alta l’esecuzione di determinati esercizi può divenire difficoltosa.

                           

3. Indicazioni al trattamento idrokinesiterapico.

L’idrokinesiterapia è indicata per tantissime patologie, ma bisogna tenere presente che normalmente è un punto di partenza nel percorso riabilitativo, eccezion fatta per determinate patologie in cui il paziente non è in grado di sostenere la riabilitazione a terra, perché troppo faticosa, e può sottoporsi soltanto a sedute in acqua, che consentono un lavoro più blando, con conseguente minor fatica e maggior beneficio.

Possono sottoporsi al trattamento idrokinesiterapico i pazienti che presentano esiti di:

• Patologie e problematiche ortopediche/traumatologiche: fratture, traumi, interventi di chirurgia ortopedica (protesi di anca, di ginocchio, di spalla, ricostruzione del legamento crociato anteriore e posteriore, ricostruzione dei tendini della cuffia dei rotatori, ricostruzione del tendine di Achille, etc.), patologie tendinee e muscolari, rigidità, ernia del disco, stenosi del canale lombare (e problematiche connesse alla lombalgia), capsulite adesiva e altre patologie di spalla, traumi sportivi, etc.
• Patologie reumatologiche: artrite reumatoide, osteoatrosi (coxartrosi, gonartrosi, spondiloartrosi), fibromialgia, etc.
• Patologie neurologiche: sclerosi multipla, ictus, morbo di Parkinson, lesioni midollari, lesioni nervose periferiche, distrofie muscolari, atassia, spina bifida, poliomielite, etc.
• Patologie dell’età evolutiva: paralisi cerebrale infantile, paralisi ostetrica, alterazioni dello sviluppo, etc.
• Patologie cardiologiche e respiratorie, per un progressivo allenamento allo sforzo.
• Problematiche vascolari connesse ad interventi chirurgici con rimozione delle stazioni linfonodali.
• Problematiche del paziente anziano, per un miglioramento del tono-trofismo muscolare e dell’equilibrio.

Controindicazioni assolute al trattamento idrokinesiterapico:

• Problematiche cardiologiche e circolatorie: scompenso cardiaco grave, infarti del miocardio recenti, angine instabili, angine da sforzo a bassa soglia, aritmie ad alto rischio, cardiopatie congenite, cardiomiopatie, infiammazioni cardiache acute, ipotensione arteriosa grave, flebiti,
• Problematiche pneumologiche: infezioni polmonari attive
• Problematiche otorinolaringoiatriche: otite cronica mucosa o purulenta,cono perforazione del timpano
• Incontinenza fecale.

Controindicazioni relative al trattamento idrokinesiterapico:

• Epilessia
• Disturbi della deglutizione
• Incontinenza urinaria

Controindicazioni temporanee al trattamento idrokinesiterapico:

• Problematiche dermatologiche: infezioni cutanee, eruzioni cutanee non cicatrizzate, cute lesa (piaghe, ferite aperte).
• Malattie infettive
• Congiuntiviti infettive
• Problematiche otorinolaringoiatriche: sinusiti, bronchiti, timpani aperti.

                           

4. Effetti dell’idrokinesiterapia.

I benefici del trattamento in acqua sono molteplici: rilassamento muscolare, miglioramento del range di movimento, riduzione della coattazione articolare, miglioramento dell’equilibrio, della propriocezione, del tono-trofismo muscolare, della forza muscolare, degli schemi motori.
Essi si ottengono mediante un lavoro programmato, che prevede il raggiungimento di determinati obiettivi fissati a breve, medio e lungo termine, Un grande vantaggio fornito dall’ambiente acquatico è la possibilità di ottenere con un solo esercizio l’interazione di più obiettivi, per cui il paziente si troverà a lavorare contemporaneamente sul rinforzo muscolare, sull’equilibrio e sulla propriocezione. Inoltre ogni esercizio proposto consente al paziente di lavorare in maniera globale e non a compartimenti stagni. Questo è un fattore molto importante perché grazie ad esso ci si prende cura del paziente nella sua completezza.

                           

5. Tipologia di trattamenti.

Inizialmente il percorso in acqua viene effettuato individualmente. Il paziente viene seguito costantemente dal fisioterapista, sino a che non si raggiunga un livello di autonomia adeguato. In una fase più avanzata si può considerare l’opzione di continuare il trattamento nella modalità del minigruppo, ovvero insieme ad un altro paziente, che abbia raggiunto il medesimo grado di autonomia. Naturalmente la presenza in acqua del fisioterapista in acqua è una costante.
Una volta portato a termine il programma riabilitativo si può anche pensare di proseguire con una fase di mantenimento dei risultati raggiungi e di prevenzione di ricadute, grazie al lavoro di gruppo, per un totale di 5-6 persone per gruppo, sempre sotto la supervisione del fisioterapista in acqua.

Fondamentale è ricordare che la nostra vita si svolge fuori dall’acqua e che in linea di massima l’idrokinesiterapia è uno strumento che prepara ad affrontare la vita di tutti i giorni, non è la panacea di tutti i mali.

 

Bibliografia:
N. Basaglia, Medicina riabilitativa, volume secondo, Metodi e strumenti terapeutici, pagg. 1524-1536, Idelson – Gnocchi 2009.
F. Cavuoto e M. A. Mangiarotti, La riabilitazione in acqua secondo il metodo A.S.P. (Approccio Sequenziale e Propedeutico), Roma 2010.
Per informazioni sul metodo A.S.P. www.anik.it.