Comunemente si ritiene che la fisioterapia sia necessaria soltanto dopo interventi di chirurgia ortopedica. In altre situazioni è ritenuta del tutto superflua e a volte sono gli stessi medici a dire che non è necessaria. Ma non è così.
Quando ci si sottopone ad un intervento chirurgico subentrano diversi fattori che rendono necessario l’intervento del fisioterapista; alcuni potrebbero sembrare del tutto banali, ma sul lungo periodo si dimostrano di una certa importanza.
Prendiamo la cicatrice chirurgica. I pazienti molto spesso non vengono informati del fatto che, se la cicatrice non è trattata in maniera adeguata, col passare del tempo i tessuti ad essa sottostanti possono incollarsi, rendendo difficile lo scorrimento dei diversi piani tessutali e muscolari; la rima cicatriziale può andare incontro a retrazione fibrosa ed esitare in formazione di cheloidi. Le conseguenze per il paziente possono andare dalla difficoltà ad eseguire i movimenti alle alterazioni posturali.
Una buona cura della cicatrice mantiene la pelle elastica, impedisce ai tessuti di incollarsi ed evita la fibrosi.

1. Come si cura la cicatrice chirurgica?

La cura della cicatrice rientra tra i compiti del fisioterapista. Una volta che i punti di sutura sono caduti e che la pelle ha completato la cicatrizzazione il fisioterapista interviene con il massaggio di scollamento della cicatrice. Il massaggio viene insegnato al paziente, che dovrà aver cura di effettuarlo a casa.
Bisogna ricordarsi inoltre che la pelle della cicatrice è delicata, perciò è necessario ricorrere a dei piccoli accorgimenti qualora si decida di esporla al sole, soprattutto se è recente. Onde evitare ustioni dolorose ed irritazioni della rima cicatriziale è consigliabile ricoprire la cicatrice con degli stick solari a protezione totale, per intenderci si tratta di quegli stick che si usano anche sulle piste da sci e che contengono non solo i filtri chimici (50+), ma anche filtri fisici (normalmente biossido di titanio), che sono altamente riflettenti ed impediscono ai raggi solari di penetrare. In questo modo si protegge la porzione di cute più delicata. Normalmente vengono utilizzati anche per coprire dei néi particolarmente delicati o i tatuaggi.

Nei giorni successivi all’intervento chirurgico il paziente può essere costretto a letto. In certe situazioni, anche a causa di cure associate, il riposo si prolunga per molti giorni, anche dopo la dimissione. Per esempio, un paziente sottoposto ad escissione chirurgica di una massa tumorale può dover sostenere ulteriori cure chemio o radioterapiche. Il fisico si debilita notevolmente e l’intervento del fisioterapista è importante.

2. La riabilitazione post intervento.

Una persona costretta a letto perde rapidamente forza e massa muscolare. Tanto più sta a letto, tanto più lunghi sono i tempi di recupero. Perciò il fisioterapista deve intervenire sin dalle prime fasi post intervento, per continuare con il proprio lavoro anche quando il paziente sarà rimandato a casa. È importante concentrarsi sul rinforzo muscolare, per quanto lo consentano le condizioni del paziente, perché se si mantiene attiva la muscolatura il le difficoltà nella ripresa delle attività della vita quotidiana saranno minori.
Mi è capitato di lavorare con persone che sono arrivate da me dopo mesi, se non anche un anno, dall’intervento chirurgico. Si trattava di soggetti notevolmente indeboliti sia dalla mancanza di attività fisica (e per attività fisica non intendo correre chilometri tutti i giorni, ma riuscire a camminare per un tratto di poche centinaia di metri senza sentirsi affaticati come se si fosse corsa la maratona) che dalle terapie. Alla mia domanda “come mai viene solo ora a fare fisioterapia?” la risposta è stata che era stato detto che non era necessaria, oppure che nessuno aveva detto che sarebbe stato indicato fare della fisioterapia.
Con un lavoro graduale e progressivo si è riusciti a migliorare la risposta del paziente alla ripresa di attività fisica, sino a consentirgli di svolgere agevolmente le attività della vita quotidiana.

Bisogna inoltre tenere presente che se una persona resta allettata per un lungo periodo, possono insorgere delle problematiche quali le ulcere da decubito e la sindrome da allettamento, per contrastare le quali è fondamentale il movimento.

3. La riabilitazione preventiva.

Ci sono poi delle situazioni in cui è importante fare anche un lavoro preventivo: prima di determinati interventi è importante sottoporre il paziente ad un programma di rinforzo muscolare, in modo da ridurre la perdita di tono e trofismo muscolare successiva all’intervento stesso. Questo viene fatto soprattutto in vista di interventi di chirurgia ortopedica. Ma la prevenzione può riguardare anche degli aspetti successivi all’intervento: in pazienti sottoposte ad intervento di mastectomia con asportazione dei linfonodi del cavo ascellare è consigliabile intraprendere un lavoro preventivo nei confronti della formazione del linfedema dell’arto superiore, che da un lato è orientato sul versante strettamente rieducativo, dall’altro è costituito da semplici norme di vita quotidiana che devono essere rispettate dalla paziente.

Chiedere non costa nulla, trascurare ha sempre delle conseguenze.